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La rigidità di spalla idiopatica e secondaria: quale trattamento?

XVIII Congresso Nazionale S.I.A.

MODENA, 7-11 MARZO 2007

ABSTRACT FORM

Ft. Francesco Inglese , Ft. Marco Biondi. Dott. Giuseppe Porcellini

La rigidità di spalla idiopatica e secondaria: quale trattamento?

I risultati della mobilizzazione articolare in anestesia loco-regionale in pazienti affetti da rigidità di spalla.

Nel periodo compreso tra il 2002 e il 2005 abbiamo eseguito n° 85 sblocchi articolari dopo anestesia loco-regionale all’articolazione gleno-omerale in pazienti affetti da rigidità di spalla idiopatica e secondaria.

La diagnosi clinica è stata eseguita dalla medesima equipe chirurgica: lo stesso anestesista ha condotto l’anestesia, lo stesso fisioterapista ha eseguito la mobilizzazione articolare successiva all’anestesia.

Sono stati ricontattati n° 32 pazienti ai quali è stato somministrato un questionario. Esponiamo i risultati di questo studio per ottenere utili indicazioni al trattamento di questa patologia che ancora oggi si presta a svariate interpretazioni.

Il campione si compone di n° 32 pazienti di età compresa tra i 41 e 72 anni (media 52), di cui n° 24 sono donne e n° 8 uomini:

•  L’86% ha dominanza dx,

•  l’11% sn e il restante 3% è ambidestro.

Di questi: n° 12 avevano una rigidità dx, n° 16 sn e 4 bilaterale.

  • Il 42% dei pazienti è diabetico,
  •   il 33% soffre di Tiroide e il 25% di altre patologie croniche.
  • Il 61% dei pazienti ha diagnosi medica di Capsulite Adesiva,
  • il restante 39% di rigidità articolare secondaria (Tendinite, tendinopatie calcifiche, traumi diretti, complicanze d’ interventi chirurgici alla spalla 4Pz.).
  • Il 51% dei pazienti riferiscono che la rigidità è stata preceduta da un periodo particolarmente stressante.

La V.A.S pre-chirurgica relativa al dolore, riporta punteggi alti tra 7-10/10 nell’80% dei pazienti. Il dolore era già presente nel 44% dei pazienti da 12 a 40 mesi e nel restante 56% da almeno 6 mesi.

Il 68% dei pazienti si era sottoposto a precedenti terapie di varia natura (antinfiammatori,antidolorifici 61%, infiltrazioni da 1 a 3 il 60% fino a 6 il 40%, fisioterapia, onde d’urto, idrokinesi, agopuntura, ecc.

I risultati di queste terapie sono stati giudicati scadenti e inefficaci dall’84% dei pazienti. Nessuno dei pazienti, a seguito dello sblocco in narcosi, ha riportato complicanze (fratture, lesioni di cuffia, lussazioni). Conseguentemente allo sblocco è stata indicata terapia di mobilizzazione passiva e idrokinesi 3 volte a settimana ed esercizi quotidiani di auto-allungamento.

La valutazione attuale dei pazienti in relazione alla funzionalità vede il 66% del campione molto soddisfatto, il 22% abbastanza soddisfatto e il 12% poco soddisfatto.

Riguardo al dolore il 48% riferisce di non avere più dolore (Vas 1/10), complessivamente il 90% indica valori bassi di dolore (VAS 1-4/10).

E’ stata somministrata, inoltre, una scheda valutativa (Simple Shoulder Test: range 0-12/12): il punteggio medio dell’intero gruppo è stato 9/12, il 60% dei pazienti hanno ottenuto un punteggio di 10/12.

A tutti i pazienti è stato chiesto se, come conseguenza di una rigidità articolare, si sottoporrebbero nuovamente alla stessa procedura, l’84% ha risposto in senso affermativo, solo 4 sceglierebbero direttamente l’approccio chirurgico, e 2 sceglierebbero la riabilitazione senza sblocco in narcosi.

In conclusione i risultati raggiunti nel recupero della funzionalità e nella diminuzione del dolore, non da ultimo la soddisfazione del paziente, indicano nella mobilizzazione articolare in anestesia loco-regionale un valido strumento per la risoluzione di una patologia che ancora oggi non dispone di un iter ben preciso e strutturato.